Zenga ammette: "Pepo Martinez? Avrei preferito un portiere d'esperienza, ma sarei strafelice di essere smentito"

Zenga ammette: "Pepo Martinez? Avrei preferito un portiere d'esperienza, ma sarei strafelice di essere smentito"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 11:00News
di Michele Maresca

"Si gioca di più, c’è maggiore intensità e anche più ribaltamenti di fronte. Chivu e altri allenatori in Italia stanno andando un po’ verso la mentalità della Premier, in cui c’è più la ricerca del risultato che la gestione e sono due cose completamente differenti". Esordisce con queste parole Walter Zenga, ex portiere dell'Inter, nell'intervista da lui concessa al Corriere dello Sport

Questa idea può pagare anche in Europa per l’Inter? 
«Non possiamo saperlo perché in Champions League il livello è differente, ma l’allenatore guarda sempre come la squadra crea, come è messa in campo e quanta personalità dimostra. Se pensiamo che l’Inter a Madrid ha perso 2-1 ma il migliore in campo è stato Courtois, qualcosa vuol dire». 
 
La Serie A, invece, al momento ha tre squadre in vetta. 
«Cinque partite possono dire tanto e niente. Il Milan sembrava fosse disastroso, poi vai a guardare la classifica e sono a due punti dalla vetta. Ci sono squadre in ritardo come Atalanta e Napoli, oltre alla Juventus, ma per motivi differenti. Ci sono situazioni che verranno sistemate, il campionato poi si livellerà per quelli che sono i valori giusti». 
  
Chivu ha difeso a spada tratta Martinez dopo gli errori con Real Madrid e Udinese. 
«In più di 50 partite un portiere, specialmente, 4-5 errori li piazza sempre, è fisiologico. Può ritenersi poi fortunato se lo fa quando non conta nulla, cosa che purtroppo non è capitata a Martinez». 
 
Quanto è difficile per un portiere poi rimettersi in gioco dopo un errore? 
«Non è assolutamente difficile. Anche se fai una grande parata poi puoi finire giù dal piedistallo nell’azione successiva. Il portiere deve andare avanti per la sua strada, la bravura sta nel mantenere un equilibrio costante. A me piace tantissimo Oblak proprio perché ha quel tipo di caratteristica: in tanti anni gli è capitato anche di sbagliare, ma è rimasto al suo livello. Se scegli quel ruolo vuol dire che ti piace volare e rischiare, quindi te ne assumi le responsabilità». 
 
Martinez ha la stoffa per essere titolare a lungo nell’Inter? 
«Io a inizio anno avevo detto che il portiere avrebbe potuto essere l’unico punto interrogativo della squadra. Per tre motivi: non giocava da due anni, non ha esperienza e ha dietro di lui un altro portiere che può pensare di prendergli il posto. Devo però anche aggiungere che anche io quando ho esordito all’Inter venivo da un anno di panchina, non avevo esperienza e non avevo mai giocato in Serie A. Se l’hanno scelto, ci sarà una logica e dipenderà da cose che noi da fuori non vediamo e non sappiamo». 
 
Lei avrebbe fatto una scelta diversa? 
«Io magari avrei preso un portiere di esperienza, ma da interista, se vengo smentito, sono strafelice. Non è il mio giudizio che svalorizza un giocatore o lo mette alla gogna per due errori. Non possiamo farci condizionare da uno o due episodi, altrimenti dopo ogni partita dovremmo cambiare tutti i giocatori». 
Torna ora in campo l’Italia. Mancini riuscirà a cancellare i disastri degli ultimi anni? 
«Fossi stato io l’allenatore magari avrei chiamato altri giocatori, ma in questo giochino non entro. Mi limito da tifoso a guardare, non mi va più di sperare. Io desidero che la nazionale vada all’Europeo e al Mondiale. In che modo? Si prendano loro la responsabilità e la portino. Mancini ha visione e qualità, ma sa benissimo che ha solo un risultato davanti: qualificarsi per le due competizioni». 
 
Toccherà anche ai calciatori più esperti dare un contributo importante. 
«I giocatori non possono chiedere aiuto al pubblico, sono loro a doversi prendere le responsabilità nella maniera corretta. Rimane solo vincere. A noi tifosi non frega niente del contorno e delle questioni della federazione. Veniamo da cinque Mondiali da cancellare: oltre i tre a cui non ci siamo presentati, ci sono anche quelli in cui siamo tornati a casa dopo tre partite. Abbiamo fatto una finale di Europeo con Prandelli e vinto con Mancini, ma sono due eccezioni tra tante difficoltà».