Toldo a ruota libera: "Julio Cesar un amico. 5 maggio il momento più brutto. Moratti? Mi disse..."
L'ex portiere italiano Francesco Toldo, nel corso dell'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, ha raccontato anche il suo rapporto con ex compagni e allenatori. Di seguito le sue parole.
A proposito di Buffon, che rapporto avete avuto?
“Lui era il primo in Nazionale, io la sua riserva. Eravamo un bel gruppo, ma con Gigi non siamo mai stati amici. C’era un altissimo livello di competizione, volevamo entrambi dare il massimo. In più avevamo molto rispetto l’uno dell’altro, sia come portieri che umanamente. Io avevo legato di più con Totti, Inzaghi e Del Piero, con Gigi c’era un filo di rivalità, essendo colleghi in continua bagarre per un posto”.
E con Julio Cesar?
“Siamo amici, gli voglio bene. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, fin dal suo arrivo. Competizione e correttezza. Credo che avermi avuto come secondo lo abbia spinto ad alzare il livello e a non rilassarsi mai”.
Abbiamo parlato del momento più bello. Il più brutto quale è stato?
“Il 5 maggio, senza dubbio. È stato un giorno che mi ha segnato, fa ancora male”.
Prima di salutarla, un paio di flash. Batistuta?
“Uno degli attaccanti più forti e completi mai visti. Avevamo una dote in comune io e Bati, l’indole al sacrificio. Passavamo le ore ad allenarci insieme: lui calciava a raffica, io paravo. La gente veniva a vederci mentre ci sfidavamo dopo gli allenamenti: eravamo diventati uno spettacolo per i tifosi della Viola”.
In quella Fiorentina il presidente era Vittorio Cecchi Gori.
“Aveva appena ereditato tutto dal papà. Sentiva la pressione: veniva negli spogliatoi e lanciava delle urla da far crollare i muri. Però era un buono, ti capiva e sapeva ascoltare”.
Era diverso da Moratti?
“Sì, con alcune cose in comune però. Anche Moratti è stato un grandissimo presidente: vero, paterno, appassionato. Aveva più aplomb, urlava molto meno. Faceva meno cinema… Ricordo il primo incontro, quando gli chiesi se potevo dargli del ‘tu’. Mi disse di no. L’ho capito con il tempo. Moratti manteneva una certa distanza, ma allo stesso tempo era attento a tutto. Una volta dopo un periodo difficile venne ad Appiano e ci regalò una medaglietta, per farci capire che credeva in noi”.

