Maldini e le dimissioni: "Malagò ha cambiato i patti, non c'erano più le condizioni di fiducia"
Paolo Maldini torna a parlare dopo il discusso addio alla Nazionale. L’ex capitano del Milan ha raccontato al Corriere della Sera la sua breve esperienza da direttore tecnico del Club Italia, spiegando le ragioni che lo hanno portato a rinunciare all’incarico. “Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo”, ha spiegato Maldini. “Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo”.
Maldini ha quindi ricostruito l’origine del suo coinvolgimento nel progetto della Federazione. “Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito”. Il contatto è ripreso alla vigilia delle elezioni: “Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone”.
L’idea iniziale, racconta Maldini, era molto più ampia rispetto alla semplice gestione della Nazionale. “Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano”.
Nel progetto avrebbe avuto un ruolo anche Leonardo: “Condivido con lui amicizia, valori, principi. Leo ha una grande capacità organizzativa, oltre che una grande intesa con me. Così siamo partiti”. Da qui la proposta di introdurre una nuova figura, quella del direttore tecnico: “La direzione tecnica non è mai stata nell’organigramma della Nazionale: l’allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l’allenatore ha bisogno di confrontarsi”.
Il progetto, però, si è interrotto prima ancora della firma del contratto. Maldini spiega così la decisione: “Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto”.
Uno dei punti centrali riguardava la scelta del commissario tecnico. “Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse. Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante".

