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Il mal d'Europa è un problema di testa: i dati escludono le gambe

Il mal d'Europa è un problema di testa: i dati escludono le gambeTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 07:00News
di Alessandra Stefanelli

Cuore, testa o gambe? Per individuare le cause del mal d'Europa dell'Inter, l'analisi deve prendere in considerazione tre aspetti. Le delusioni delle ultime stagioni, tra le finali di Champions League perse a Istanbul e Monaco e l'eliminazione nei playoff della scorsa edizione, potrebbero aver lasciato delle cicatrici. Tuttavia, la sensazione è che la questione riguardi soprattutto la tenuta mentale della squadra. I dati relativi alle prime due partite europee contro Real Madrid e Bruges, infatti, suggeriscono che la condizione atletica dei nerazzurri non sia il principale problema. Nonostante le difficoltà mostrate soprattutto contro la formazione belga, la squadra di Chivu ha dimostrato di avere ancora energie e capacità di corsa.

Le statistiche delle prime due gare di Champions League offrono indicazioni significative. Contro il Bruges, l'Inter ha percorso cinque chilometri in meno rispetto agli avversari nell'arco dei 90 minuti. Al Santiago Bernabeu, invece, i nerazzurri hanno corso nove chilometri in più rispetto al Real Madrid. Eppure, il risultato è stato negativo in entrambe le occasioni. Un dato che suggerisce come il problema non sia necessariamente la quantità di corsa, ma piuttosto il modo in cui la squadra riesce a sfruttarla durante la partita. La prestazione contro il Real, in particolare, aveva mostrato una squadra capace di reggere il confronto sul piano atletico, con la sconfitta condizionata anche da un grave errore di Pepo Martinez. Per questo motivo, appare difficile attribuire le difficoltà europee esclusivamente a una preparazione fisica insufficiente.

La questione si sposta quindi sulla gestione della partita. Se l'Inter è in grado di correre quanto e più degli avversari, bisogna capire quanta parte di questo sforzo venga effettivamente utilizzata in modo efficace e quanta, invece, venga sprecata. Soprattutto, emerge una differenza tra il rendimento in campionato e quello europeo. In Serie A, i nerazzurri sembrano riuscire più facilmente a reagire agli errori e a trasformare le difficoltà in occasioni per riprendere il controllo. In Champions League, invece, gli episodi negativi rischiano di condizionare maggiormente la squadra. Contro il Bruges, la ricerca immediata del riscatto potrebbe aver alimentato la frenesia, portando l'Inter a sbilanciarsi e a concedere agli avversari spazi pericolosi. Un atteggiamento che rende più difficile mantenere equilibrio e lucidità nei momenti decisivi.

Cristian Chivu è tra coloro che si stanno interrogando maggiormente sulle origini delle difficoltà europee dell'Inter. Dopo la trasferta di Madrid e la successiva sfida contro il Bruges, l'allenatore è chiamato a individuare le contromisure per evitare che gli errori e la pressione finiscano per compromettere le prestazioni della squadra. L'obiettivo è ritrovare in Champions League la stessa capacità di gestione mostrata in Italia, senza farsi condizionare dagli episodi e senza perdere equilibrio nei momenti complicati. I dati sembrano escludere un deficit atletico strutturale: la sfida di Chivu sarà soprattutto mentale e tattica, per rendere l'Inter dominante in Europa quanto lo è in campionato.