Thuram: "Prima del Napoli ho sbagliato tutto, poi ho segnato. Ecco come fermarmi"

Thuram: "Prima del Napoli ho sbagliato tutto, poi ho segnato. Ecco come fermarmi"TUTTOmercatoWEB.com
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lunedì 11 dicembre 2023, 00:45I fatti del giorno
di Marco Corradi

"Ti è andata bene che non ti ho marcato a io, chiedi a Lautaro quante scarpate che gli davo in allenamento. Mica era così forte prima che lo "trattassi" io". Andrea Ranocchia accoglie così Marcus Thuram nel corso del neonato podcast Frog Talks, pubblicato dall'Inter: i protagonisti sono l'ex capitano nerazzurro e Luca Ravenna, comico e tifoso interista, che intervistano uno dei protagonisti nerazzurri. Tocca a Tikus, che inizia raccontando il suo rapporto con papà Lilian: "Non mi ha mai messo pressione adosso. Inizialmente non voleva che giocassi a calcio, a 12-13 anni si è arreso perchè ero bravo e allora ha iniziato ad aiutarmi e darmi consigli: è molto severo, non mi dice mai quando ho fatto bene e non mi riempie di complimenti. Forse è proprio questo che mi ha aiutato a crescere ed imparare". 

Quando abbiamo giocato contro il Gladbach facevi l'esterno, sei arrivato per fare la punta e pensavo che fosse un cambio di ruolo importante. Sei bravissimo quando ti arrivano i palloni sporchi, soprattutto da Bastoni (ride)...

"A Basto non frega niente, lui non ti passa la palla. Te la tira addosso da quando calcia forte". 

Com'è stato vedere San Siro vuoto, nel tuo confronto con l'Inter, e poi ritrovarlo da pieno?

"Ma meno male che era vuoto, non avremmo mai fatto 2-2. Se fosse stato pieno sarebbe finita diversamente. Uno stadio incredibile, giocare la prima partita col Monza mi ha dato un'emozione incredibile".

Hai cambiato tante città per la carriera di tuo papà? Com'è stato, difficile?

"Quattro anni a Parma, cinque anni a Torino, poi Barcellona e Parigi prima di iniziare la mia carriera da calciatore. Quando sei piccolo fai facilmente amicizia e segui tuo padre, qualsiasi cosa faccia. Ho capito che mio papà era un calciatore quand'eravamo a Barcellona e ho visto dei giornalini: "Mio papà gioca a calcio con Ronaldinho", è stato strano capirlo. Parlo spagnolo, francese, italiano e inglese. Questo mi ha aiutato". 

Ci racconti di quel tuo momento di difficoltà a San Siro, quando non ti avevano riconosciuto?

"C'era la press conference, il giorno prima della partita. Ero stato scelto io per andare con il mister e avevamo le mascherine, che non potevo togliere. Mi chiedono il passaporto e non ce l'ho, gli dico che sono Marcus Thuram e gli addetti alla sicurezza dello stadio non mi credono. Allora sono andato su Google, mi sono cercato e gli ho fatto vedere. Ho dovuto togliere la mascherina, mi ha riconosciuto e sono entrato (ride). Sommer? Lui aveva il passaporto invece". 

Qual è il modo migliore per fermarti? Il tuo punto debole?

"Non mi piace parlarne, ma lo farò. I difensori, quando c'è un giocatore veloce, ti prendono un metro ma è quello l'errore perchè comunque poi loro devono partire e io li punto. C'è un difensore che conoscevo, ma ora giocandoci insieme ho capito che fa qualcosa di incredibile, che è Acerbi: quando mi giro ha sempre l'attaccante in mano e non lo perde mai di vista. Vuol dire che corre velocissimo". 

L'Inter ha un grande gruppo. 

"Abbiamo tutti più o meno la stessa età, c'è grande entusiasmo e grande amicizia tra di noi". 

Il meglio vestito?

"Darmian senza dubbio. Mi piace lo stile di Calha e quello di Arna, a volte. Anche Sensi si veste bene". 

Il peggio vestito?

Ce ne son tanti. Bastoni è terribile, si mette vestiti a caso a volte. Sembra che lo faccia apposta ad uscire con la prima cosa che trova, spero che sia così (ride). Cuadrado invece mette delle scarpe inguardabili". 

Con chi ti trovi bene?

"Mi sono trovato subito bene con Dimash, che ha una personalità incredbiile. Poi Calha, Arna e il gruppetto con Basto e Barella, che sono due matti. Le partitelle sono una "guerra", questo contribuisce a fare gruppo e creare una piccola famiglia. A volte non ci si rivede per anni, ma si ricreano emozioni forti". 

Come vivi le vittorie e le sconfitte? Alla tua età io vivevo tutto intensamente...

"Penso che giocare ogni tre giorni aiuti molto a far passare questo tipo di emozioni. Dopo ogni partita, si pensa a quella successiva di Champions o Serie A. Quand'ero al Gladbach, che giocavamo una sola volta a settimana, ammetto che mi capitava spesso di trascinarmi le emozioni della gara per giorni e giorni, fino al mercoledì-giovedì. Ora è tutto diverso".

Spesso capitano giornate storte, come le affronti?

"Prima della partita contro il Napoli, nel riscaldamento e nell'allenamento, avrò fatto sette tiri ed erano usciti tutti dallo stadio.Volevo finire con un gol e non ci riuscivo, tiravo continuamente senza esito. Mi son detto di calmarmi, perchè non era niente e non cambiava nulla per la partita. Poi sono entrato negli spogliatoi e in campo, avevo dimenticato tutto. Un attaccante ha tante occasioni per rifarsi, non è come per i difensori".