Cordoba: "Pio ha 21 anni e lo definiamo giovane ma all'estero i 21enni forti hanno già 100 presenze"
Nel cuore di Ivan Cordoba c'è sicuramente San Siro. Lo stadio dove ha pianto di gioia e di dolore: «Piange il cuore a buttare giù il tempio. Ma bisogna capire tutti che il mondo va avanti. E chi non si adegua, non tiene il passo», ha detto nell'intervista a La Gazzetta dello Sport.
Intanto la Federcalcio è uscita dal caos ingaggiando Mancini come ct.
«Giusto. E’ l’ultimo ad aver vinto con l’Italia, se non sbaglio. Ma se pensiamo che un allenatore possa risolvere tutti i problemi ci sbagliamo di grosso».
Quali sono gli altri problemi oltre gli stadi?
«La mentalità, che già nel calcio giovanile mira al risultato a tutti i costi. I ragazzini sono caricati di pressioni insopportabili da genitori, amici, procuratori. Occorre recuperare la spensieratezza, la voglia di divertirsi. E poi lanciarli, questi giovani. All’estero lo fanno».
Troppo stranieri, dicono.
«Ma va. Quando sono arrivato la Serie A era il campionato più ambito, ora è dietro alla Premier e anche a Liga e Bundesliga. Non è un problema di numero di stranieri ma di scarso coraggio nel valorizzare i ragazzi italiani. Guardate Pio Esposito: a 21 anni lo definiamo un giovane. Ma i giocatori forti a 21 anni negli altri Paesi hanno già 100 presenze in prima squadra».

