Bergomi ricorda Baresi: "Tra negatività e critiche metteva d'accordo tutti"
All’indomani dalla scomparsa di Franco Baresi, arriva il bel ricordo di <strong>Giuseppe Bergomi</strong> ai microfoni de <em>La Stampa</em>: “Abbiamo vissuto insieme anche l’esperienza da tedofori: lui era già ammalato. Si presentò comunque al primo giorno di prove, ma non al secondo per la stanchezza accumulata. Il giorno della cerimonia inaugurale ci convocarono a San Siro sei ore prima dell’evento: Franco arrivò puntuale, con tanta dignità e tanto orgoglio. Io avevo un po’ di ansia e gli dissi: “Non ti preoccupare. Metto l’auricolare e ti guido io”. Lui mi ha risposto: “Beppe, ne abbiamo passate tante insieme e ce la caveremo anche stavolta”. All’entrata nello stadio, vedendo tutta quella gente, era felice e orgoglioso: rappresentavamo Milano. Ora che ci penso è stata anche l’unica volta in cui sono stato io a guidare lui. Prima era sempre stato il contrario”.
<strong>L’insegnamento maggiore di Franco Baresi?
</strong>“Ha fatto capire che nella vita bisogna saper soffrire: andò in Serie B col Milan, ma non si fece problemi a rimanere in rossonero. Fu ricompensato vincendo tutto da capitano e leader assoluto. Franco rimarrà una bandiera universale, quasi trasversale, non solo milanista: bello che anche oggi, in un mondo pieno di negatività e critiche, metta d’accordo tutti. Anche tanti miei amici interisti stanno inviando messaggi di stima profonda e affetto sincero”.
<strong>Ha un ricordo in particolare?</strong>
“Mi invitò alla sua partita d’addio. “Mi farai prendere un po’ di fischi dai milanisti, ma vengo lo stesso”, la mia risposta. “Fregatene”, la sua controrisposta. Così io e suo fratello siamo andati come rappresentanti dell’Inter: fu una serata bellissima, commovente. Ogni tanto ci vedevamo per prendere un caffè: Franco andava sempre nei bar di interisti e non voleva mai venire nel mio, covo di milanisti. “Sto bene qua”, diceva con la semplicità del grande uomo che si sapeva far volere bene da tutti”.

