Un altro scontro diretto perso o l’Inter avrà capito?

Un altro scontro diretto perso o l’Inter avrà capito?TUTTOmercatoWEB.com
domenica 13 novembre 2022, 12:15Editoriale
di Lapo De Carlo

Questo editoriale si autodistruggerà dopo la metà di mezzogiorno, quando avrà inizio la partita tra una squadra indecifrabile (l’Inter) e un'altra dal gioco ampiamente conosciuto (l’Atalanta).
Un Inter che cappotta e risale, cade e si rialza, ma che corre senza mai darti la sensazione di restare in piedi fino al termine. Dell’Inter è impossibile fidarsi questa stagione, è impossibile per colpe interiori, dilani mentali, complessi di varia natura che lambiscono il gioco ma che hanno più a che vedere con aspetti psicologici.

Quello di oggi è il sesto confronto diretto, ne sono stati persi cinque in modo desolante e non c’è ragione di credere che la squadra abbia capito cosa le succeda. Un’idea ce la siamo fatta dopo le dichiarazioni di Bastoni, Calhanoglu e Di Marco, quando un paio di settimane fa avevano rivelato che la squadra in campo non si capiva e che c’era stato bisogno di alcune riunioni e faccia a faccia per rimettere le cose a posto.
Superati i primi due mesi in cui l’Inter ha compromesso la lotta scudetto, c’era la speranza, per molti persino la certezza, dopo aver eliminato il Barcellona con due partite storiche, di andare a Torino per vincere contro una Juventus brutta e più debole.
E’ stata invece una Caporetto che ha riportato sul proscenio un Inter amletica, dominata dalle titubanze e dagli errori capitali. Il primo tempo in un modo, il secondo in un altro e un’altra sconfitta digerita senza il tempo di metabolizzarla e soprattutto capirla, perché subito c’era il Bologna.

I primi 22 minuti dell’altra sera dimostravano che non c’era stata alcuna reazione. Il Bologna aveva collezionato due palle gol, più una terza potenziale, fermata da un intervento in anticipo di un grande Skriniar, infine il gol.
Da quel momento l’Inter è tornata a giocare e preso lo schiaffone ne ha fatti sei.
C’è stato poco tempo per capire cosa è accaduto a Torino si diceva.
C’ea subito il Bologna su cui mettere la testa e ora che la squadra ha vinto una partita c’è il timore che si illuda di aver risolto la questione con un risultato rotondo.
Via con i complimenti e abbasso le critiche perché, come sempre, “bisogna essere positivi”.

Il vero post Juve è oggi, con una gara dal coefficiente di difficoltà persino superiore a quello contro i bianconeri. A questo proposito avevo provato, tra editoriali e dirette, a esorcizzare il solito storico problema delle partite con la Juventus ma è evidente che non potesse bastare. L’Inter ha ridato vita ai rivali storici per l’ennesima volta, senza riconoscere le proprie colpe, a giudicare dalle parole di Inzaghi.
Dzeko invece ha detto: “la squadra non è consapevole della sua forza”.
In casi come questi funziona solo la leadership di un tecnico o di un giocatore ma l’Inter non ne ha. Intendiamoci, ha giocatori di esperienza, di personalità ma il carisma del leader è un’altra cosa ed è quello che rende Barella tanto lontano dalla fascia di capitano che normalmente dovrebbe indossare.
Inzaghi invece è un ottimo tecnico per un club strutturato, che non gli consegni obblighi superiori alle sue attitudini.

Ci sono anche altri fattori, come la perdurante assenza di Lukaku, quella di Brozovic e un attacco che così ha sole tre punte, senza nemmeno un Sanchez in più.
Scrivo, come faccio ogni settimana, nella speranza di essere smentito, a maggior ragione se si gioca contro la Juventus, con la quale vorrei essere negli spogliatoi della squadra prima delle loro partite, per fargli capire che non è normale giocare secondi tempi del genere, contro un avversario verso il quale tutti gli interisti vorrebbero vedere cattiveria, lotta, non arrendevolezza e fatalismo.

Gasperini intanto ha fatto riposare nove titolari contro il Lecce, disposto a perdere la seconda gara consecutiva giocando male, pur di fare la partita della vita contro l’Inter.
La sua è un’ossessione, nemmeno nascosta, che va avanti da dieci anni e dalle dichiarazioni, tracima persino nella strategia tecnica.
Far riposare nove giocatori per fargli dare tutto contro l’Inter è l’ultima frontiera della fissazione.
Se si perderà anche oggi questa ragione non verrà nemmeno presa in considerazione naturalmente. E’ più importante capire se nell’ultimo match del 2022 i giocatori dell’Inter daranno tutto per 90 minuti e non per un tempo o una porzione di gara.
Amala