Quella frase di Barella

Quella frase di BarellaTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo

Stasera l’Inter si gioca la possibilità di prendersi due trofei contro un Como che ha improvvisamente rallentato in Campionato. L’assenza di Bastoni ha portato alle inevitabili speculazioni ma c’è una frase di Barella, dopo Inter-Cagliari che colpisce.
Ha riferito di una stagione, al di là dell’esito che ha insegnato qualcosa, meno esaltante di quella precedente, con un rendimento, compreso il suo, che non ha saputo spiegare con precisione. Il paradosso è quello di un giocatore che percepisce un’annata nella quale sta per alzare almeno un trofeo, inferiore a quella in cui non ne ha vinto nemmeno uno.
La flagellazione della squadra per l’anno passato e la conseguente auto mortificazione, mi fa pensare che in Italia abbiamo più la cultura della sconfitta che della vittoria. Si è creato un tale movimento di opinione che ha giubilato lo “scandalo” dell’insuccesso finale, da generare una reazione violenta che ha convinto club e giocatori, a concentrarsi solo su un obiettivo, magari due, senza spendere troppe energie nervose e fisiche in quello più impegnativo ma anche prestigioso.
E’ una colpa del nostro Paese, più pronto a demolire e a mandare al patibolo gli sconfitti, che a rendere omaggio allo sforzo andato oltre le aspettative. Al punto che gli stessi giocatori hanno raccolto la sensazione di una stagione più vincente ma meno esaltante di quella trascorsa. E’ un paradosso.
 
I festeggiamenti per lo scudetto intanto sono ormai ad un passo.

La velocità con la quale si è passati dal pericolo che l'Inter potesse perdere punti e ci potesse essere anche solo una parziale rimonta di Napoli o Milan, alle due giornate nelle quali l'Inter si è praticamente presa lo scudetto con una prova di forza, è impressionante.
Ora resta solo da capire quale sarà la giornata nella quale l'Inter celebrerà il ventunesimo titolo e per questo vale la pena fare una prima considerazione.

In questi ultimi anni ogni tanto si parlava di campionato che doveva migliorare il suo standard qualitativo, mentre quest'anno si è arrivati allo zenit dell'insofferenza. È accaduto qualcosa di semi apocalittico per il calcio italiano con la terza eliminazione consecutiva dal mondiale contro un avversario storicamente inferiore e l'eliminazione di tutte le squadre italiane dalle coppe europee. 
Qualche opinionista ci ha dato dentro con il campionato di basso livello e ha sfacciatamente parlato di scudetto dal valore modesto.

Abbiamo persino letto considerazioni su Chivu che ne attribuivano la mediocrità e le ridimensionavano la capacità perché non poteva che vincere con un gruppo così forte.
Lo stesso tipo di vulgata che sosteneva come i giocatori dell'Inter, con particolare riferimento a quelli italiani, fossero buoni giocatori e nulla più, visto il rendimento in nazionale.
A inizio stagione l'Inter era nella Side B della classifica dopo tre partite. A sei punti dal Napoli primo in classifica.
Si facevano i nomi di Mourinho al posto di Chivu, considerato non all'altezza e molto al di sotto di allenatori come Conte, Allegri, Gasperini, molto meno valido del promettente Fabregas, terza scelta del club e per questo si passava all'impallinamento della società, incapace di capire che doveva esserci la rivoluzione in estate.

Ho registrato che di questa opinione erano anche parecchi tifosi ma questo era anche normale in un momento in cui la squadra andava male. 
Di più.
Sino ad un mese e mezzo fa esisteva un'opinione diffusa che il campionato fosse quasi manovrato da Marotta e che l'Inter beneficiasse di sistematici errori a suo vantaggio. 
E poi è arrivata la "mostrificazione" di Bastoni con i fischi in alcuni stati e la giubilazione moralista nei suoi confronti. 

Tornando all'inizio dell'articolo, certamente il nostro campionato è peggiorato nel corso degli anni, ma vale la pena ricordare che l'Inter viene da tre Champions League con due finali e un'eliminazione ai calci di rigore con l'attuale semifinalista.