Non reggo la storiella dei carri. E il derby può farci capire cosa siamo

Non reggo la storiella dei carri. E il derby può farci capire cosa siamoTUTTOmercatoWEB.com
domenica 10 settembre 2023, 23:12Editoriale
di Gabriele Borzillo

C’è una cosa che non reggo parlando di calcio: la storiella dei carri. Che fin quando si gioca e si scherza fa anche ridere. Il problema è quando la cosa viene presa seriamente: tu non sei salito sul carro prima, quindi non puoi salirci oggi. Parlando o scrivendo quotidianamente di un argomento, sono assai attento a ciò che vedo giorno per giorno. Quindi, se per un periodo storico limitato la mia squadra fa male beh, lo scrivo. E lo dico. Senza alcuna remora. Così come, se la mia squadra fa bene, faccio altrettanto, forse anche di più. Il discorso vale per giocatori e allenatore, dirigenti compresi, mettiamo ben bene i puntini sulle i. 

Inutile quindi tornare sulla passata stagione, sui balbettii iniziali che ne hanno, dal mio punto di vista, segnato in parte il destino: quattro sconfitte nelle prime otto partite, con relative vittorie di chi era al comando, sono servite a scavare un solco decisivo e incolmabile nella lotta al vertice, forse minando presunte certezze nella crescita di un gruppo che tutti noi aspettavamo al via con una sete di rivincita che facesse seguito a quel secondo posto tanto beffardo della stagione antecedente. Invece le cose non sono andate come tutti noi ci aspettavamo. Però, se è vero che il campionato non ci ha regalato né sogni né solide realtà la Champions, al contrario, ci ha fatto esultare, esaltare, godere: anche nel triste capitolo finale l’Inter ha sfiorato l’impresa - il City doveva farci un culo così, cosa scendete in campo cosa per far ridere si diceva, alla fine la coppa è stata decisa da un gollonzo, capita – riportandoci nel gotha del calcio. I grandi club, oggi, sono europei, il duopolio col sud America fa parte di un passato nemmeno troppo recente.

Gli effetti di Istanbul, forse, li stiamo vedendo in queste prime giornate. Solo tre, certo, e nemmeno affrontando corazzate imbattibili: ma l’approccio alla partita, la sicurezza nel tenere palla, nel farla girare, nell’affondare al momento giusto appartengono alla cultura delle squadre di rango. E no, mi spiace per chi continua imperterrito a sostenere un’idea che, personalmente, trovo mille miglia lontana dalla mia, l’Inter non gioca in contropiede. Casomai, sempre pensiero personale, gioca un calcio europeo, più di molti altri club italiani: che poi, toglietemi una curiosità, cosa significa calcio europeo? A me non sembra che la Premier sia simile a Liga o Bundesliga, tanto per dire: quindi, esattamente, cosa si intende per calcio europeo? Vabbè, il pallone è talmente vario e variegato che ognuno lo vede o lo legge coi propri occhi, nel mio caso con l’ausilio di lenti, presbiopia maledetta. 

Il derby di sabato prossimo ci racconterà qualcosa di più: nulla di decisivo o definitivo, non scherziamo, siamo alla quarta su trentotto. Però, questo sì, servirà a farci capire cosa siamo e quale mentalità abbiamo costruito da giugno a oggi: perché, a volte, le sconfitte ti fanno crescere più delle facili vittorie.

Alla prossima, avanti l’Effecì.