Luis Henrique è un déjà-vu, Dumfries insegna a tutti una lezione
Ultimi giorni e ultime ore, poi si chiuderà la finestra di calciomercato invernale. L'Inter interverrà o lascerà a Cristian Chivu questa rosa? Il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta, prima della sfida contro il Borussia Dortmund, ha parlato chiaro ai microfoni di Sky Sport: "Ci sono due considerazioni da fare, la prima è che non siamo in emergenza e la seconda è che vogliamo rafforzare la rosa, non è facile trovare giocatori che si possono inserire. Non c'è preclusione in termini di investimenti ma dobbiamo trovare i giocatori. Vediamo cosa succederà ma sottolineo che il gruppo risponde appieno agli obiettivi". Queste le sue dichiarazioni in risposta alla domanda sull'arrivo o meno di Ivan Perisic. In questi giorni, cavalcando l'onda circa la possibilità di un ritorno all'Inter del croato, si è parlato anche della conseguente partenza di Luis Henrique. Ma è davvero necessario privarsi - eventualmente - del brasiliano?
L'Inter si è scoperta fragile dove, fino a poco tempo fa, pensava di essere al sicuro. La corsia di destra oggi sembra essere una zona di frontiera, un territorio da presidiare con soluzioni d'emergenza e adattamenti forzati. E la cosa, se ci pensiamo bene, strappa anche un sorriso amaro. Perché quando Dumfries arrivò a Milano nell'estate del 2021, accolto con più di un sopracciglio alzato, nessuno avrebbe immaginato uno scenario simile: un'Inter in difficoltà non per sostituirlo degnamente, ma semplicemente per rimpiazzarlo.
Con l'olandese non fu amore a prima vista. Prestazioni altalenanti, limiti tecnici evidenti ed errori grossolani. Eppure, stagione dopo stagione, lavorando in silenzio, è diventato un tassello imprescindibile. Adesso è tremendamente funzionale, garantisce profondità, fisicità, e ha segnato anche gol importanti. Oggi la sua assenza pesa come un macigno, e questo dice molto più sul suo percorso che sulle difficoltà attuali dell'Inter. È proprio partendo da qui che nasce il dibattito su Luis Henrique. Il giovane brasiliano è ancora un corpo estraneo per certi versi, un giocatore che deve completare la sua metamorfosi tattica nel contesto nerazzurro. Ma è anche evidente che stia migliorando. Chivu ci sta puntando, lo utilizza, lo responsabilizza e lui lavora e cresce. Non sempre in modo appariscente, ma con buoni segnali.
Per questo l'idea di una sua cessione affrettata lascia perplessi. Capire la necessità di rinforzare la rosa è sacrosanto, soprattutto se l'obiettivo è restare competitivi su tutti i fronti. E' giusto guardare al mercato, valutare profili pronti come Perisic o soluzioni come Diaby e Norton-Cuffy. Ma perché questo deve automaticamente tradursi nel sacrificio di un ragazzo giovane, ancora in formazione, che ha margini evidenti e sta mostrando disponibilità a imparare?
Essere obiettivi significa anche ricordare che i percorsi di crescita non sono tutti uguali. Dumfries stesso ne è la prova più lampante. Non è diventato il giocatore che conosciamo in pochi mesi, né senza errori. Ha sbagliato, è stato criticato, talvolta messo in discussione. L'Inter, però, ha avuto la pazienza di aspettarlo. E oggi raccoglie i frutti di quella scelta, rendendosi conto di quanto sia difficile colmare il vuoto che ha lasciato con il suo infortunio.
Mandare lontano da Milano Luis Henrique ora rischia di essere un déjà-vu al contrario. E' come rinunciare a un potenziale per inseguire l'immediato, senza la certezza che l'immediato basti.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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