Il Maradona è uno stadio indigesto. Dovremo essere bravi a giocare a calcio

Il Maradona è uno stadio indigesto. Dovremo essere bravi a giocare a calcioTUTTOmercatoWEB.com
domenica 3 dicembre 2023, 15:54Editoriale
di Gabriele Borzillo

Le partite non sono tutte uguali e gli avversari, per fortuna, nemmeno. A Torino l’Inter ha mostrato la sua anima da cicala, il punticino alla fine non va male, il campionato è un torneo fatto da trentotto partite e non c’è scritto da nessuna parte che vadano vinte tutte così come chi trionfa al Tour de France o al Giro non è che arrivi primo tutti i giorni. Dipende poi contro chi giochi e in quale periodo storico del campionato: perché in certe occasioni la partita la imposti in una maniera in altre, ovviamente, in maniera diametralmente opposta.

Al netto di una serie di considerazioni elementari veniamo alle cose reali, non alla fantasia applicata a novanta minuti nei quali basta un secondo, uno, per stravolgere il piano di battaglia pallonara studiato per tutta la settimana.

Napoli è un campo decisamente ostico per i colori del cielo e della notte tanto da averci vinto due volte negli ultimi vent’anni, una percentuale irrisoria, una percentuale risibile calcisticamente parlando e non. Il Maradona è uno stadio indigesto tanto quanto la trasferta di Torino. Però, stavolta, vado a giocarmela con un animo diverso rispetto al passato: considerazione di sé stessi a parte, abbiamo capito un po’ tutti - poi c’è sempre chi fa finta di non capire perché non posso credere non lo abbia compreso davvero - che il cammino Champions e la finale persa immeritatamente hanno forgiato il carattere di gruppo e allenatore, trovo poco credibile l’idea di trovare un Napoli di attesa, arroccato in dieci dietro la linea della palla per approfittare di qualche nostro banale errore, pronto a tornare corto per annullare ogni linea di passaggio aspettando il novantesimo.

Potrebbe accadere, certo: io non lo penso semplicemente perché la filosofia calcistica dei partenopei è votata al giochiamo a calcio. Il Napoli gioca a calcio, cerca di vincere attraverso il movimento continuo di uomini e palla, crea e lascia spazi all’avversario per poter, a sua volta, giocare. Dopodiché, diciamocela tutta, a cosa serve restare otto punti dietro noi, nove da chi sta davanti attualmente? Le giornate passano, rimontare sperando in un tracollo generale di chi ti precede è una chimera. Potrà far male una squadra, facciamo due: tre in contemporanea mi viene difficile ipotizzarlo.

Dovremo essere bravi a giocare a calcio stasera. E questo, fino a prova contraria, lo sappiamo fare bene. L’Inter, quando può mettere a terra tutti i cavalli motore di cui dispone è bella da vedere e, nel contempo, letale per chi la affronta. Ti ammalia e ti affascina fino a colpirti quando meno te lo aspetti. Suppongo una partita così, senza troppe tattiche, giocata a viso aperto, come due grandi guerrieri epici che si sfidano, grande rispetto e zero paura. Vincere non è obbligatorio, certo: ma sarebbe fondamentale per tenere lontane le inseguitrici e vedercela, in questo momento storico, con una sola antagonista.

Non sto a scrivere coraggio, forza: so che i nostri eroi pallonari hanno sia l’uno che l’altra.

Quindi avanti l’Inter, avanti l’Effecì.

Alla prossima.