E’ ora di rivedere la vera Inter
Alla fine un pizzico di buona sorte dopo il disastro arbitrale di sabato, ha portato l’ambiente Inter a rilassarsi. Sulla sfida con l’Atalanta e i diversi errori di Manganiello è stato detto tutto, per questo va rimarcato il fatto che non c’è ovviamente nessun complotto contro l'Inter, come non c’erano e non ci sono contro nessun’altra squadra in Italia. Il numero di disastri, a turno, ha portato a costruire suggestioni cospirative e relativi dossier che suggerissero un evidente macchinazione contro il club del momento.
Una gestione tanto catastrofica nella gestione arbitrale non ha precedenti, anche e soprattutto nell’utilizzo del derelitto Var, uno strumento privo di colpe, preso in mezzo per non fare nomi e cognomi e cercare un responsabile privo di identità. Dire: “colpa del Var” è come prendersela con la pioggia. Lo strumento è ovviamente inattaccabile ma il regolamento fatto da uomini, la sua applicazione discrezionale fatta da uomini e gli errori di valutazione anche clamorosi, sempre degli uomini si incontrano con la necessità di additare l’entità astratta del Var come vero responsabile dei mali calcistici. Comodo.
Altrettanto comoda e mortificante è l’insinuazione molesta, il sospetto adombrato, l’ambiguità delle affermazioni riferite alla sudditanza psicologica o l’”evidente” compiacenza arbitrale verso l’Inter.
Sono affermazioni quasi mai sfacciate, espresse in modo subliminale, nei sotto traccia di post, trasmissioni radiofoniche, televisive, social e canali di riferimento da parte di persone che un grammo di lucidità in più dovrebbero averla. E’ invece prevalsa la ragione della pancia e del rancore.
Non va dimenticato però che l’Inter è sotto tono da un mese. All’inizio, da parte dei tifosi, c’era persino un atteggiamento comprensivo, poi ci si è accorti che la narrazione era consolatoria ma non congrua.
Prendiamo l’eliminazione col Bodo, giustificata con un “ma si dai, pensano solo al campionato. L’obiettivo è quello, va bene così”.
Anche Dimarco aveva avallato questa sensazione, poi l’andata di Coppa Italia col Como ha ulteriormente rafforzato la convinzione: “pensano al derby, è normale”. Il derby ha mostrato invece, una squadra che ha giocato lo stesso derby dell’andata. Un derby, per intenderci, che non meritava di perdere e con l’ennesimo episodio arbitrale nel finale. Tatticamente e fisicamente però ci si aspettava un Inter più aggressiva, animata dalla voglia di vincere.
Con l’Atalanta la squadra ha giocato una partita ancora troppo riflessiva, preoccupata, priva di slancio.
E’ vero che nell’arco di una stagione un calo ci può stare e accade a tutti, va però detto che il retaggio della scorsa stagione sembra pesare più che ad ogni altra squadra ed è la vera preoccupazione. La paura di vincere che sopravvive alla volontà di farlo.
L’Inter andrà a casa di una Fiorentina uscita dalla crisi, dopo la vittoria nel match spareggio a Cremona.
Mancherà ancora Lautaro dal primo minuto, non ci sarà Mkhitarian (per tre settimane, ma c’è la sosta) e rientrerà Calhanoglu, anche se dalla panchina. Se Chivu e giocatori avranno recuperato brillantezza e leggerezza lo capiremo subito, fin dalle prime battute di gioco. Diversamente dovremo confidare nel rientro dalla sosta, dove l’Inter sarà attesa da Roma e Como.
Un’ultima considerazione: non fa bene vedere ogni giorno sui giornali, con la squadra in piena lotta scudetto, articoli legati ad addii eccellenti di giocatori come Bastoni, Barella e Thuram.
Non si può certo impedire che si parli dell’argomento ma la società sa che in certi momenti le voci vanno messe a tacere con un’intervista che definisca la situazione o una mossa anche furba per dimostrare che le colonne dell’Inter sono incedibili, a prescindere dalle offerte eventuali che arrivano.
E ora speriamo di rivedere tracce di vera Inter con la Fiorentina
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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