Come si batte il Porto: i pericoli, i punti di forza, dove l’Inter deve migliorare

Come si batte il Porto: i pericoli, i punti di forza, dove l’Inter deve migliorareTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 20 febbraio 2023, 21:56Editoriale
di Tancredi Palmeri

Per quanto sia ovvio quanto aver pescato il Porto negli Ottavi ti dia una eliminatoria accessibile, allo stesso tempo la storia recente della portoghese, delle italiane, delle italiane con la portoghese, e perfino dell’Inter, dimostra che dagli Ottavi in poi non c’è nulla di accessibile se affrontato anche solo con un minimo di sufficienza.

Il Porto è la squadra perfetta per ribaltare i favori del pronostico nel primo turno a eliminazione diretta, per quanto poi si fermi sistematicamente nei Quarti - non a caso vincente in entrambi gli ultimi due Ottavi disputati. Solo adesso le italiane stanno alzando la testa in Champions, ma è bene stare più che all’erta prima di credere di essere tornati a quei livelli di affidabilità di 15 anni fa. Per non parlare poi della storia recente del Porto con le italiane: addirittura dal 2003 ad oggi, ha incontrato le nostre in 10 eliminatorie o fase a gironi, e in 8 su 10 è riuscito a qualificarsi. Dunque i detentori del doblete in carica di Sergio Conceiçao sanno bene i punti deboli diffusi delle italiane, che pur nelle loro differenze però hanno un tratto comune in Europa nel calo di intensità e nel timore tattico. L’ex interista da 6 anni in carica al Porto e vincitore di 3 campionati è stato peraltro proprio responsabile degli ultimi 2 passaggi ai Quarti, vincendo tutti e quattro i confronti con le italiane, contro Juventus, Roma, Lazio e Milan. Curioso peraltro che questa serie felice del Porto contro le italiane iniziata nel 2003, fosse principiata proprio contro Simone Inzaghi in campo, quando il Porto di Mourinho nelle semifinali di Coppa Uefa eliminò la Lazio con Inzaghino titolare al ritorno. Ultimo ma non ultimo, nelle ultime due eliminatorie di Champions contro un avversario abbordabile l’Inter si è fatta sorprendere, anche se bisogna risalire a due era calcistiche fa con le eliminazioni contro Marsiglia negli Ottavi del 2012 e contro Schalke nei Quarti del 2011.

L’Inter per battere il Porto deve essere sé stessa, e un po’ di più: la squadra vista con Napoli, Barcellona, derby. Quello dii Supercoppa, non di campionato, dove alla mole fantastica di gioco non seguì la lucidità di ammazzare la partita. L’Inter deve tenere ritmo alto, intenso, continuo, stare nella partita, non specchiarsi, pensare a vincerla anziché costringersi ad arrivare in porta col pallone nell’ossessione di migliorare disperatamente la giocata. Reparti corti e con supporto reciproco.

Il 4-4-2 di Conceiçao che è al secondo posto in classifica a -5 potenziali dal Benfica, proviene da qualcosa come 10 vittorie consecutive in partite ufficiali, e qualcosa come 18 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 20 partite, fresco dall’aver sbancato l’Alvalade per rimanere in corsa per il titolo. Difesa implacabile guidata dall’eterno Pepe: non solo un gol subito ogni due partite, ma in Champions dopo aver perso malissimo le prime due giornate - non tanto in casa dell’Atletico, ma con lo 0-4 interno con il Bruges - il Porto ha subito solo 1 gol nelle seguenti 4 giornate, risalendo la china con quattro vittorie consecutive e acciuffando il primo posto in extremis. Il centrocampo è la chiave di volta per il dinamismo nello schermare la difesa, nel disfare le trame avversarie senza schiacciarsi e prendersi il campo necessario per armare i colpi fulminei dell’iraniano Taremi, o della nuova scoperta Evanilson, tuttavia quasi sempre fuori per infortunio da dopo il Mondiale. Ma il Porto è una discreta cooperativa del gol proprio grazie a un centrocampo così dinamico, dunque la velocità di palleggio e il non rimanere fermi in marcatura spalle alla porta sarà fondamentale per l’Inter per non farsi consumare dal pressing. Una discreta tegola per il Porto sarà l’eventuale assenza confermata di Otavio, prezioso per dettare i tempi con e senza palla, per quanto già da un po’ i portuensi si siano adattati a fare senza.

In generale al Porto mancano dei picchi di qualità, quelli che per intenderci all’Inter riescono a dare Lautaro e Calhanoglu, ma questo per i portoghesi non è mai stato un problema vista l’eccezionale intensità che sono capaci di produrre come collettivo.

L’Inter dovrà migliorare specialmente nelle pause che si prende nell’ultima mezz’ora, nello stare attenta nel ripiegare senza perdere le distanze in fascia, e come detto nel non infognarsi nel palleggio sterile arretrato causato dalla mediana alta pigra dal liberarsi dalla marcatura.

Ma, banale ma vero, l’effetto mentale sarà predominante, la ferocia di imporsi vista nelle ultime grandi partite. E su questo Simone Inzaghi possiede la chiave per azionare i meccanismi giusti.