Allegri vs Inzaghi, storia quasi in comune. Il lanciatore di giacche contro il bravo ragazzo
L'edizione odierna del Corriere dello Sport mette davanti allo specchio Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri, le guide di Inter e Juventus. Due facce una storia (quasi) in comune, secondo il quotidiano sportivo romano. Il lanciatore di giacche contro il bravo ragazzo: schiena dritta e amore per il lavoro fatto bene. "Prendiamo Allegri e Simone Inzaghi, più italiani di Mameli, sotto il profilo della filosofia: una grande difesa, prima, e a seguire la ricerca del gol. Ma senza frenesie, senza furori, senza fanatismi ideologici. Certo che per vincere bisogna segnare, ma per vincere gli scudetti bisogna prima di tutto non prenderne".
Senso pratico
"Se c’è qualcosa di originale e di inconfondibile nella grande sfida di stasera a Torino - si legge - è il filo rosso che accomuna Allegri e Inzaghi nell’incrollabile senso pratico, in questo pragmatismo illuminato e riformista che prevede proprio l’idea della difesa antisismica, come fondamento di una costruzione che poi si evolve senza azzardi sconclusionati. Non la difesa fine a se stessa, sterile, arida, distruttiva. Piuttosto, una difesa intelligente e astuta, che prima mortifica e logora le velleità del nemico, quindi va a colpire per vie imprevedibili. In modi diversi, certo: la Juve in modo più attendista, l’Inter in modo più reattivo, ma comunque partendo sempre da là, da quella miserabile cifra dei gol subiti che spicca nelle classifiche stagionali. Sono due belle facce della stessa medaglia, Allegri e Inzaghi. Il lanciatore di giacche, non per niente livornese, dunque inesorabilmente stile Vernacoliere, contro il bravo ragazzo bello di Piacenza, comunque altro temperamento infiammabile che magari risparmia sui lanci di vestiario, ma niente risparmia nel settore corde vocali, presentandosi immancabilmente al dopopartita con la voce cavernicola dei mangiafuoco. È la storia comune di un Made in Italy laborioso e decoroso. Inzaghi ha resistito all’Inter, alle sue furiose spinte centrifughe che storicamente hanno sbattuto allenatori nei quattro cantoni, ha resistito tirando fuori il meglio proprio nei momenti peggiori, con la panchina rovente sotto il sedere e le valigie già messe sul pianerottolo dalla proprietà, con tanto di tifoseria a frignare di malinconia per i rimpianti dello Special One".
Il meglio nel peggio
"Allegri e Inzaghi, il meglio nel peggio. Questa la cifra comune. Questo sono. Tutti e due al modo di quell’Italia migliore che ancora esiste e sopravvive, sopra la mediocrità, la furbizia, l’opportunismo e la meschinità. A schiena dritta, prendono le sberle della vita e comunque ricominciano ogni volta da capo. Italiani diversi, italiani magari in via di estinzione, comunque italiani che non ci faranno mai vergognare d’essere italiani. Italians do it better: alle volte, anche in panchina. Buttali via, due così".

