Zanetti svela: "Lautaro era al 90% dell'Atletico. Ausilio chiuse l'affare in due notti"
Javier Zanetti senza freni a "Passa dal BSMT", racconta il suo ruolo da vice presidente dell'Inter, gli studi dietro questo incarico, passando poi al "sogno" nel cassetto di giocare con un attuale calciatore nerazzurro. Che, casualità vuole, è argentino e veste la fascia da capitano che in passato fu anche di Pupi.
Ci sono giocatori con cui avresti voluto giocare in questo momento?
"Se vedo l'Inter adesso, come sta giocando, vorrei giocare con tutti loro. Sono tutti forti. Lauti come argentino sarebbe stato bello".
Ho visto che c'è un rapporto bello.
"Tutto inizia quando l'abbiamo comprato. Con Piero Ausilio, Marotta e Baccin ci confrontiamo e decidiamo quali strategie utilizzare e quale squadra vogliamo creare. Quando abbiamo preso Lautaro nove anni fa lui era al 90% dell'Atlético Madrid. Io conoscevo uno dei procuratori, mi chiama e dice: 'Sono appena atterrato a Madrid, veniamo e firmiamo'. Parlo con Ausilio e Piero dice: 'Pupi dispiace perché lui è forte, ma loro lo seguivano da tanto tempo'. Passano due settimane, mi chiama questo mio amico e mi dice: 'Abbiamo dei problemi con l'Atletico Madrid, possiamo parlare con voi?'. Parlo con Piero, sono partiti in Argentina, in due notti abbiamo chiuso l'accordo con Lautaro. Mancava l'accordo con il Racing. Io avevo un grande rapporto con il club perché ci lavorava Milito e conosceva il presidente. Ho detto: 'Diego, guarda che sta viaggiando Ausilio a cercare di chiudere l'operazione con voi'. 'Ok, lo aspettiamo', ha risposto Diego. Piero Ausilio va in Argentina, chiude l'operazione col Racing. E già parlando con Diego dicevamo...che quando prendi un giovane non devi vedere cosa farà domani, nell'immediato, ma se entra in una squadra come la nostra se ha gli stessi valori, la famiglia...devi avere una visione a 360 gradi. Mi ricordo di una sua partita, lui fa una tripletta: finisce la partita, il giornalista gli chiede se è contento. La sua risposta a 20 anni è: 'Sì, sono contento, ho fatto tre gol. Però non della mia prestazione. Non ho giocato bene'. Un altro dice sì, sono felicissimo. Noi vedevamo questo Lautaro di adesso, che anno dopo anno cresceva. E adesso è un punto fermo e siamo felicissimi".
Quanto è stato importante che ci fossi tu?
"C'era empatia, rispetto. Dico sempre che lui è un ragazzo umile, che ascolta e sempre si vuole migliorare. Poi quando tu lavori in una certa maniera i risultati arrivano. Oggi è il punto fermo, il capitano, ha senso di appartenenza".
Che è sempre più complicato da trovare.
"Molto. Le nuove generazioni vogliono tutto subito e non è così. Devi fare un percorso. O pensano che tutto è dovuto. Per ottenere ti devi sacrificare, superare i momenti di difficoltà, essere resiliente. Tante cose che non solo agli sportivi, ma nella vita quotidiana di ognuno di noi è così. Io credo che sono quelli i messaggi che dobbiamo trasmettere. Bisogna guadagnarselo, sacrificarsi e lavorare. Non è tutto semplice, parlo da papà e cerco di trasmetterlo ai miei figli. Quando andiamo in Argentina li porto in Fondazione (Pupi, ndr) per fargli capire che ci sono bambini che non sono così fortunati. Li devi preparare. Poi ognuno sceglie la propria via".

