Lautaro: "L'anno scorso ero devastato, volevo mollare. Ora lascio l'Inter solo se mi cacciano"

Lautaro: "L'anno scorso ero devastato, volevo mollare. Ora lascio l'Inter solo se mi cacciano"TUTTOmercatoWEB.com
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martedì 19 maggio 2026, 08:00Primo piano
di Alessandra Stefanelli

Lunga intervista concessa ai microfoni della Gazzetta dello Sport a Lautaro Martinez, attaccante, capitano e capocannoniere dell'Inter: "Il regalo per il doblete? Niente di particolare. Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere".

Il messaggio più bello che ha ricevuto?

"Da mia nonna, che non sta bene: mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io l’aiutavo per farla finire in fretta. Si chiama Olga ed è qui, sul mio braccio (mostra il tatuaggio, nda). Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete è dedicato a lei". 

Ora l’Inter è casa sua. Chiuderà la carriera qui?

"Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi... Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui". 

Tiene ai record realizzativi? 

"Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo". 

Continuando così, un giorno, potrebbe superare Giuseppe Meazza, il primo, il Mito. 

"Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)". 

Come si diventa capitano di una squadra? 

"È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente". 

Mourinho sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del Triplete. 

"Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima. Lautaro migliore di sempre? Certamente, perché mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Mi muovo con grande spensieratezza, anche a livello tattico. Prima non era così". 

Merito del suo psicologo? 

"Sì. Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter. Pensate dove può arrivare la mente umana. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici". 

Dopo la finale di Champions dello scorso anno ha temuto di finire di nuovo in quel tunnel? 

"Dopo la finale no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse... Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo". 

Chi non vuole restare vada via, disse. 

"Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più...".

Senza quello sfogo, l’Inter sarebbe ripartita? 

"Non lo so. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi". 

Quando ha saputo che Chivu era stato designato come allenatore dell’Inter cosa ha pensato? 

"L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato". 

La ThuLa sembra più efficiente che mai. 

"Marcus e io ci siamo capiti piano piano. È un ragazzo solare, speciale. Io sono quello serio. Ci completiamo, anche nei caratteri". 

Tra 10 o 20 anni come vorrebbe essere ricordato? 

"Come una persona che ha dato sempre tutto". 

E cosa farà da grande? 

"Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò".