Branca: "Che lite con Mourinho per prendere Sneijder, lo mandai a quel paese"

Branca: "Che lite con Mourinho per prendere Sneijder, lo mandai a quel paese"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 10:00News
di Marco Pieracci

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex attaccante e dirigente dell'Inter Marco Branca ha ripercorso il lungo periodo trascorso in nerazzurro giunto al suo apice con la conquista del Triplete nel 2010 ma iniziato già da giocatore nel 1996: "Avevo quasi fatto saltare tutto. Ero a Linate, già in fila con la carta d’imbarco per Fiumicino e mi chiamano: “Torna indietro”. Corsa pazzesca in taxi, firmai un paio di minuti oltre il tempo limite: chiusero gli occhi".

Mazzola disse: «Abbiamo preso il Cantona italiano».

"Eh, lui aveva una personalità più debordante, ma in qualche movenza potevo ricordarlo. Ero al top, l’avevo già fatto vedere all’Olimpiade di Atlanta: quattro gol dell’Italia, tutti miei. Quando segnai nel derby ero così sicuro di me da sentire che in quell’azione ci sarebbe stato un rimpallo: ero già in posizione per tirare in porta".

E quando, lei capo osservatore, Moratti le propone di diventare dt?

"Avevo 38 anni: un po’ spaventato, ma soprattutto felice. Da calciatore pensavo sempre: “Vedo cose che non vanno, perché non c’è un dirigente con cui confrontarmi?".

Poi di confronti ne ha avuti, anche duri. Soprattutto con Vieri.

"È stato lui a cercarlo: se mi trascinano in qualcosa, non mi tiro indietro".

Qual è stato il più bello dei quindici titoli vinti con l’Inter?

"Facile dire la Champions, ma io ho amato molto gli scudetti: per un dirigente il coronamento di un lavoro giornaliero fatto di un problema da risolvere ogni 5-6 minuti, di cinque allenamenti non visti sul campo in dieci anni".

La trattativa più complicata?

"Forse quella per Sneijder: chiusa grazie ad uno stratagemma deciso con Ernesto Bronzetti, che non posso raccontare, e un quasi litigio con Mourinho. Anzi, senza quasi. Lui mi diceva che Wesley non sarebbe mai venuto. “Devi prendermi uno fra Pandev, Julio Batista e Van der Vaart”, visto che Deco costava troppissimo. Ma io volevo Sneijder: era perfetto. Ero stato al telefono fino alle 4 del mattino con il suo procuratore per convincerlo, quando Mou mi vede mi fa: “Bravo, ma non siamo riusciti a fargli fare l’ultimo allenamento prima del derby”. L’ho proprio mandato a quel paese".

È vero che Francesco Guidolin le sconsigliò Maicon?

"Sì, diceva che non era un professionista. Ma per tenere lui, finiti i posti da extracomunitario, rinunciammo a Tevez: volevamo mettere Zanetti a centrocampo e Maic dietro a destra, anche se nel Monaco non aveva mai giocato in quel ruolo".

E il famoso “non scambio” Guarin-Vucinic?

"Ero già in uscita, arrivai a cose fatte: ricordo una stretta di mano Fassone-Marotta e poi il casino successivo, esagerato".

Rifarebbe la scelta di non vendere, dopo il Triplete, almeno uno fra Maicon, Milito e Sneijder?

"Parlare quindici anni dopo non vale niente. Se cambi prima, spesso duri di più? Ci sta. Ma allora prevalse la voglia di Moratti di tenerli e dei giocatori di restare: non voglie da poco".