L'Inter non ci sta, due ore di vertice dopo il furto. Poi il silenzio stampa

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Oggi alle 00:45I fatti del giorno
di Alessandra Stefanelli

L’Inter ha deciso di adottare il silenzio stampa dopo il pareggio contro l’Atalanta, una scelta nata dalla rabbia per due episodi che hanno inciso sul risultato finale. La partita, condotta a lungo dai nerazzurri senza subire particolari pericoli, si è trasformata in un pareggio a causa delle decisioni dell’arbitro Gianluca Manganiello e del Var Gariglio, secondo la società milanese.

Il primo episodio contestato è stato l’intervento di Kamaldeen Sulemana su Denzel Dumfries prima del gol dell’1-1 di Nikola Krstovic. Il secondo riguarda il contatto tra Davide Frattesi e Giorgio Scalvini nell’area atalantina, per cui l’Inter reclamava un rigore non concesso. Entrambi gli episodi hanno scatenato le proteste in campo e la successiva espulsione di Cristian Chivu, tecnico nerazzurro, per doppio giallo.

Subito dopo la partita, Chivu si è riunito con il suo staff e con la dirigenza in uno spogliatoio gremito: presenti il presidente Giuseppe Marotta, il direttore sportivo Piero Ausilio, il suo vice Giuseppe Baccin e il club manager Riccardo Ferri. Il vertice, durato circa due ore, ha portato alla decisione unanime di non presentarsi davanti ai microfoni.

Il silenzio stampa rappresenta una forma di protesta simbolica della società, per manifestare il disappunto senza rischiare sanzioni aggiuntive. Una scelta netta che sottolinea come, per l’Inter, quei due episodi abbiano avuto un impatto decisivo nella corsa al vertice della Serie A.