L'Italia del calcio può replicare il Roland Garros? L'idea di Marotta è strategica ed esemplare
L'Italtennis sta facendo la storia, per l'ennesima volta negli ultimi anni. Al Roland Garros, uno dei quattro slam insieme ad Australian Open, Wimbledon e US Open, sono stati infatti tre gli azzurri a qualificarsi ai quarti di finale: prima volta che accade in uno di questi tornei. Pur in assenza del diamante Jannik Sinner e di un esteta della terra battuta, come Lorenzo Musetti, l'Italia è riuscita a fregiarsi di tale onore grazie alle grandi prestazioni offerte da Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli, dimostratisi in grado di competere con i big (in assenza di Sinner e Carlos Alcaraz) nei palcoscenici più rilevanti a livello internazionale.
Il confronto è impietoso, per il calcio italiano. La Nazionale azzurra, infatti, è stata esclusa dagli ultimi tre Mondiali a causa delle sconfitte ai playoff, rispettivamente, contro Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. Tre avversarie di tutto rispetto, specialmente la prima e la terza, ma sicuramente alla portata della compagine italiana.
Il protrarsi della crisi, i cui effetti si sono visti plasticamente nei risultati più che negativi delle squadre di Serie A nelle ultime edizioni della Champions League (si salva solo l'Inter, con due finali conquistate nelle ultime 4 stagioni), rende evidente la presenza di un problema strutturale a cui occorre provare a porre un argine attraverso l'azione congiunta delle big italiane.
La ricetta Marotta
Le principali compagini del massimo campionato italiano dovrebbero prendere esempio dal modello delineato dall'Inter, con Giuseppe Marotta quale suo interprete primario.
Il numero uno nerazzurro, in questo scenario, attribuisce un'importanza strategica alla presenza di un nucleo di calciatori italiani che possa - a partire da una forza di base, necessaria per competere ai massimi livelli - incrementare il tasso di connessione con il mondo interista. Con conseguenze di carattere cruciale sul rettangolo di gioco: calciatori più "attaccati" alla causa garantiscono un maggior impegno quando chiamati a difendere i colori della propria squadra d'appartenenza.
Proprio in questo solco si inserisce il tentativo, estremamente concreto, dell'Inter di rinsaldare le sue "fila azzurre" attraverso l'ingaggio di un calciatore come Marco Palestra: brillante promessa, in chiave futura, solida realtà, nell'ottica immediata. Definire il suo acquisto, nella finestra estiva di mercato, significherebbe provvedere a un duplice vantaggio: quello dell'Inter, che gli affiderebbe la corsia laterale destra (orfana di Denzel Dumfries, che si accaserà al Real Madrid); quello della Nazionale italiana, che potrà soltanto beneficiare del percorso di crescita che vedrà protagonista Palestra in nerazzurro.
Prendere esempio dal "modello Marotta" dovrebbe essere l'imperativo delle altre big italiane, conscie di quanti effetti positivi abbia apportato al mondo nerazzurro l'assunzione di tale strategia. Fino a quando ciò non avverrà, la conseguenza sarà quella di non aver aderito una visione rivelatasi produttiva nel contesto del massimo campionato italiano. Fallendo rispetto alla missione di garantire alla Nazionale azzurra il maggior numero possibile di calciatori provenienti dalle squadre di vertice.

