Capello: "Bosnia col bus? L'Italia arrivi con il carro attrezzi"
L'allenatore Fabio Capello legge per La Gazzetta dello Sport la sfida tra Bosnia e Italia: "Bosnia-Italia è qualcosa di grande: un test per tutto il calcio italiano. L’aspetto più importante di questa partita sarà quello psicologico. Non portare confusione nella testa dei giocatori ma liberarli sarà determinante e, anzi, io gli direi: giocate come in allenamento. Mi è successo qualcosa di simile quando ero al Real Madrid. Era l’ultima partita di campionato, giocavamo contro il Maiorca. Ci serviva una vittoria per essere campioni di Spagna. Nel primo tempo perdevamo 1-0, i miei giocavano con una paura tale che non sembravano neanche i giocatori internazionali e abituati alle partite importanti che conoscevo e conoscevano tutti. All’intervallo dissi loro: "Giocate come in allenamento". Nient’altro. Perché avevo visto una pressione incredibile, un timore e una mancanza di fiducia che non ci avrebbe portato da nessuna parte.
E ancora: "Parliamoci chiaro: sulla carta siamo più forti. Se giochiamo liberi di testa e liberi di poter rischiare ed esprimerci ai massimi livelli riusciremo a fare la partita. Anche su un campo che rappresenterà un’ulteriore difficoltà e rischierà di essere un fattore. La squadra che sulla carta dovrebbe attaccare avrebbe bisogno di un terreno più giocabile. Per chi deve difendersi e vuole aspettare, al contrario, potrà essere quasi un vantaggio. Su un campo non bello non puoi permetterti sempre la giocata. Tuttavia si capirà subito se riusciremo a prendere le misure anche per controllare quest’altra difficoltà".
In chiusura: "L’approccio alla gara dirà tanto. Mi immagino il primo quarto d’ora o venti minuti di studio da parte di entrambe le squadre. Mi immagino un’Italia che terrà molto alta la soglia dell’attenzione ma poi prevarrà la voglia di andare avanti. Il ct della Bosnia, Barbarez, ha detto che metteranno il pullman davanti alla porta. Allora noi non dovremo far altro che arrivare lì con qualcosa di più forte per spostarlo. Arriveremo col carro attrezzi. È una di quelle partite che sfugge alle consuete logiche, una di quelle in cui non puoi dire se la vinci di più con questo o quel reparto. Che faccia gol chi deve farli o che una rete arrivi da un angolo o da una punizione con un centrocampista o un difensore, cosa importa? L’unico pensiero è sbloccarla e che il sogno si realizzi. Nello spogliatoio mi aspetto che il sentimento dominante sia una grande attenzione, che non vuol dire paura. Sono due cose ben diverse. Quando parlo di attenzione, parlo di un atteggiamento che ci permetta di fare tutto bene e di portare a casa il risultato. E poi mi aspetto che ci sia tanto coraggio. Quello che serve per superare un esame di questa portata. Il calcio italiano dipende da questa partita.
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