Bergomi: "Italia, troppa paura, ma questa squadra è forte"
Un’Italia che vince ma non convince fino in fondo, soprattutto nei primi 45 minuti. Giuseppe Bergomi nell'intervista concessa a Tuttosport, non gira intorno al problema: “Sì, nel primo tempo si vedeva che la palla pesava”. Una Nazionale bloccata, poco fluida e incapace di sviluppare il gioco: “Non ci abbiamo capito molto, bisognava trovare più velocemente le punte e invece non le trovavamo mai”.
Nel mirino anche l’interpretazione del sistema di Gennaro Gattuso: “Con il 3-5-2 l’uomo non lo salti, a parte un po’ Matteo Politano, quindi hai bisogno di innescare le punte”. La svolta arriva nella ripresa: “Nel secondo tempo si è visto qualcosa di diverso e l’hai vinta”. Capitolo attacco: fiducia sì, ma con attenzione alle scelte. Mateo Retegui resta un punto fermo, ma Bergomi apre chiaramente a Francesco Pio Esposito: “È un ragazzo che quando entra si accende subito. Migliora tutto il reparto. È intelligente, si muove bene, lo vedo molto maturo: è uno su cui bisogna contare”. Un’investitura importante, soprattutto in un momento in cui servono energie fresche.
Sulla prossima sfida contro la Bosnia ed Erzegovina, l’ex difensore dell’Inter è lucido: “Meglio Bosnia che Galles, perché sul ritmo e sulla fisicità loro hanno qualcosa in più di noi. Ma noi dobbiamo andare sulla tecnica, sulla qualità”. Occhio però ai singoli: “Edin Džeko è un giocatore di grande esperienza: va anticipato, soprattutto sulle palle ferme, perché se lo fai colpire fa gol”. Ma non solo: “Attenzione anche a Ermedin Demirović, è un buon giocatore. Un po’ di talento ce l’hanno, non vanno velocissimi ma sanno difendere contro di noi”.
Il giudizio complessivo resta comunque positivo: “La partita di Bergamo ci ha dimostrato che l’Italia è forte. Dopo questa vittoria i giocatori possono essere più leggeri mentalmente”. E sul futuro: “Se penso a Argentina, Brasile, Francia ti direi che siamo una comparsa. Ma quando sei lì te la giochi”.Infine, una difesa netta di Gattuso: “Non dovremo prendercela con lui se non dovessimo farcela. È arrivato in corsa, ha avuto poco tempo. Però è stato bravo a creare un gruppo e a riportare un senso di appartenenza che non c’era più”.
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