Il corto muso” di Chivu: quando l’Inter sa vincere anche soffrendo
Non serve dominare per novanta minuti per portare a casa i tre punti. A volte basta un gol, la capacità di leggere i momenti e la lucidità di difendere quando serve. Cristian Chivu sta costruendo la sua Inter anche su questo principio: vincere con il minimo scarto, senza fronzoli, mettendo il “musetto davanti” e resistendo fino al fischio finale.
A Udine è successo ancora una volta. Un successo di misura, maturato con intelligenza e gestione, che non rappresenta un’eccezione ma una tendenza ormai chiara. Atalanta, Lecce, Genoa, Verona, Roma, Sassuolo e Kairat Almaty in Champions: la lista delle vittorie arrivate con un solo gol di margine si allunga e racconta una squadra sempre più matura.
Il marchio di fabbrica è la gestione dei finali. Chivu non ha timore di abbassare il baricentro e proteggere il risultato: a Udine ha inserito De Vrij per Lautaro a pochi minuti dalla fine per reggere l’urto dei friulani, dopo aver già rinforzato la difesa con Acerbi al posto di Carlos Augusto. Scelte simili viste anche a Parma, Genova e Bergamo, tutte accomunate dallo stesso obiettivo: portare a casa la partita.
Questo pragmatismo, però, non snatura l’identità offensiva dell’Inter. I nerazzurri restano la squadra che segna di più, che produce più occasioni, più xG, più cross e più calci d’angolo del campionato. Creano tanto, ma ora sanno anche chiudersi quando serve, evitando quei blackout finali che in passato sono costati punti pesanti.
Le ferite delle stagioni precedenti hanno insegnato qualcosa. Gol subiti nei minuti finali, partite già vinte trasformate in rimpianti: errori che oggi sembrano meno frequenti. L’Inter di Chivu è cresciuta anche in questo, imparando a vincere le gare sporche. Perché a volte, per restare davanti a tutti, basta davvero il corto muso.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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