L'Inter ha perso la sua 'forza europea' o cambiato le sue priorità? La verità non contempla rinunce

L'Inter ha perso la sua 'forza europea' o cambiato le sue priorità? La verità non contempla rinunceTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Michele Maresca

Uno dei tratti distintivi dell'Inter di Simone Inzaghi, squadra in grado di raggiungere due finali di Champions League in quattro stagioni, è stato indubbiamente quello della sua "dimensione internazionale". Nonostante l'epilogo non abbia sorriso ai nerazzurri, né contro il Manchester City né nello scontro con il PSG, la realtà creata dalla compagine meneghina è stata quella di un gruppo corsaro che non si faceva intimidire dagli avversari fronteggiati nel corso del proprio cammino, per quanto aventi i favori del pronostico per le spese effettuate in vista della loro costruzione. Tale atteggiamento lo si è visto contro il Bayern Monaco e il Barcellona, nella scorsa edizione della massima competizione europea, con il risultato di un insperato passaggio in finale frutto di una mentalità combattiva, orientata all'idea di sopperire a un deficit in termini tecnici con la fame, la determinazione e l'acume tattico.

Volgendo lo sguardo alla stagione attualmente in corso, la prima con Cristian Chivu seduto sulla panchina dei nerazzurri, il cammino in Champions si sta mostrando più impervio per la compagine meneghina. Dopo un filotto di quattro successi consecutivi, conseguiti contro squadre di blasone inferiore rispetto a quella interista, la ciurma di Chivu ha avuto una brusca frenata perdendo i tre seguenti incontri con Atlético Madrid, Liverpool e Arsenal. Inducendo una parte della tifoseria a interrogarsi sull'effettivo ridimensionamento dello status dell'Inter a livello internazionale.

Ma qual è la verità, in questo scenario? Può realmente parlarsi, in così poco tempo, di una "retrocessione" della compagine nerazzurra ai livelli del pre-Inzaghi?

Come sempre, veritas in medio est. Non è opportuno parlare di un'Inter assimilabile a quella delle scorse stagioni, per i risultati finora ottenuti contro le big europee, così come è altrettanto improvvido cestinare il lavoro svolto sinora dai nerazzurri, in Europa, senza attendere quella che sarà l'evoluzione del loro percorso nelle prossime settimane. 
La verità da raccontare è che l'Inter non si è presentata a nessuna delle ultime tre sfide - contro avversari quotati per arrivare in fondo alla competizione europea - con l'atteggiamento di chi percepisce la propria appartenenza a un "rango inferiore" rispetto a quello dei propri rivali. Piuttosto, come emerso in particolare nell'ostica trasferta del Wanda Metropolitano contro i colchoneros, l'Inter ha dimostrato di voler assumere un approccio proattivo nella gestione del gioco e nell'affrontare i duelli fisici e aerei contro il temibile gruppo del Cholo Simeone. E se il risultato non è arrivato, la ragione risiede in una disattenzione - totalmente evitabile - verificatasi nei minuti residui del secondo tempo. Un copione simile a quello che si è verificato, nella gara successiva, contro il Liverpool, con il generoso calcio di rigore concesso al Liverpool per una leggera trattenuta di Alessandro Bastoni ai danni di Florian Wirtz. Anche in quel caso, infatti, i nerazzurri si erano presentati alla fase finale dell'incontro senza aver minimamente demeritato il pareggio.

Allora, qual è la differenza sostanziale tra il "prima" e il "dopo"? Si può parlare di un "cambio di priorità"? 

Da tali riflessioni consegue un ragionamento finale: l'Inter di Chivu non ha scelto di conferire una "minore importanza" al dossier della Champions. Piuttosto, le delusioni maturate nel finale delle gare contro Atlético e Liverpool - diverse da quanto visto contro l'Arsenal - rappresentano la conseguenza di errori individuali, o decisioni discutibili in sede arbitrale, che prescindono da un mutamento dell'approccio, delle prospettive o delle "priorità" del gruppo nerazzurro.
La consapevolezza di quanto il cammino europeo sia divenuto ancora più complicato, stante il costante incremento del livello delle spese da parte delle rivali europee, non coincide con un "abbandono dei sogni di gloria". L'Inter continuerà a giocare, con i suoi principi e i suoi propositi di fondo, per ritardare il più possibile la sua uscita dalla Champions. 
Perché, se lo scudetto è ora un obiettivo probabilmente più "sentito" rispetto a quanto non avvenuto nello scorso anno, rinunciare alla "dimensione internazionale" acquisita con sudore e sacrificio nelle scorse annate rappresenta un errore strategico che nessuno intende commettere