Una lezione, due preoccupazioni e una certezza

Una lezione, due preoccupazioni e una certezzaTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 11:20Editoriale
di Lapo De Carlo

Il calcio è uno sport collettivo. E’ un assioma che nell’immaginario degli appassionati non è sempre così intuitivo. La certezza che senza fuoriclasse non si possa vincere e il campione trascini è valida ma estremizzata. La lezione viene dal rendimento della nazionale e della stessa Inter.
Quest’ultima negli ultimi anni ha raggiunto risultati europei superiori alla forza che le veniva riconosciuta dagli stessi tifosi.

In serie A nelle ultime stagioni è stata considerata troppo forte e “colpevole” di aver perso almeno due scudetti, in Champions autrice di un miracolo per aver affrontato e battuto squadre dal potenziale economico straordinario e con rose ritenute più attrezzate.
L’assenza di equilibrio ha certificato un dato indubitato. Ho già scritto che l’unico fuoriclasse riconosciuto ad oggi sembra essere solo Lautaro, seguito da Dimarco (che però non incide troppo in Nazionale), Barella (idem), Bastoni, Thuram (nemmeno convocato da Zidane), Calhanoglu.  L’Inter ha un insieme di giocatori di alto livello, tenuti insieme da un gioco che non si attaglia alle caratteristiche di tutti ma nel quale, se si riesce ad entrare, esalta la qualità.



Ci sono giocatori come Frattesi che hanno fatto fatica o Diouf, scambiato per un giocatore scarso, che se messi in condizione tattica adeguata, hanno saputo emanciparsi. L’italiano via dall’Inter, il francese in un ruolo che non ama. La preoccupazione nasce dal presupposto che Diouf, dopo essere stato convocato e schierato sperimentalmente come terzino sinistro da Zidane contro il Belgio, ha rimarcato ancora una volta che l'adattamento tattico lo mette in atto con senso del dovere ma non piacere: «Anche all'Inter gioco in una posizione che non è necessariamente la mia, ma la cosa più importante ora è stare in campo e aiutare la squadra».
Lo ha ripetuto in Italia e ora in Francia. Il paradosso di cui non sembra essere consapevole è che proprio il cambio di posizione che gli ha riservato Chivu lo ha messo in mostra e gli ha dato la possibilità di esibire un repertorio formidabile. La sensazione è che Diouf possa migliorare ulteriormente ma se continua a porre la perplessità davanti alle chance che gli vengono riservate, è l’equivalente di un freno psicologico costantemente tirato. Un giorno forse avrà anche la possibilità di mostrare la sua qualità  come interno di centrocampo ma, ad oggi, è la fascia la zona che lo ha esaltato.

La seconda preoccupazione nasce da Stones. E’ ancora infortunato e potrebbe saltare anche il Parma. La frequenza dei suoi acciacchi, con una difesa che ha perso i due migliori marcatori (Acerbi e De Vrij) in un colpo solo, deve far riflettere la dirigenza, nel caso probabile la situazione persista.
Tornando al potenziale dell’Inter è difficile misurarlo, proprio perché i suoi interpreti hanno qualità che ogni anno sono capaci di perfezionare ulteriormente il 3 5 2, riuscendo a variarlo e a renderlo imprevedibile agli avversari.
La misura della forza di una squadra non è calcolabile con i metri di giudizio tranchant. Legittimo esaltarsi per le vittorie e trarre qualche conclusione dopo le sconfitte. La storia recente della Nazionale, con le prestazioni arrivate dalla gara successiva a quella col Belgio, dimostrano che è la componente psicologica, unita all’empatia e una certa risolutezza, a dare un sapore diverso all’impasto. Mancini in due settimane ha inventato quattro possibili titolari per la Nazionale.
Giocatori come Vergara, Kayode, Frattesi, Doumbia e un sorprendente Sebastiano Esposito sono un carburante che solo un mese fa nessuno immaginava avessero un simile potenziale.
La Nazionale deve rimontare tanti preconcetti ma non è colpa degli attuali giocatori se la storia recente (Europeo vinto a parte) è stata tanto disastrosa. Naturale il contrappeso di una piccola esaltazione dopo i 7 punti nel girone, considerando che la vulgata parlava di una possibile retrocessione in Nations League.
La lezione viene dal fatto che il potenziale di una squadra è quantificabile solo al lordo e (quasi) mai al netto. Tra l’altro dall’Under 21 stanno emergendo altri talenti che fanno ben sperare.
La narrazione è una cosa, la realtà è diversa.

La certezza è Pio Esposito. Sta crescendo ancora, segna sempre e gioca troppo spesso spalle alla porta. Se impara a dare profondità e dettare il passaggio con maggior frequenza di quanto sia già generosamente disposto a sacrificarsi per proteggere il pallone e prendersi il fallo, avrà completato il percorso di crescita.