Il momento decisivo ad armi (im)pari

Il momento decisivo ad armi (im)pari
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo


Tra poche ore l'Inter scenderà in campo contro l'Arsenal. Una squadra dal potenziale impressionante e oggettivamente con una rosa più forte. 
L'Inter avrà le sue chanche ma ci si chiede davvero se possa reggere lo stesso ritmo dell'anno scorso, specie se si rischia di vedere lo stesso finale.

Non a caso, tra le tante considerazioni arrivate a margine della bella prestazione di Udine, mi è rimasta in mente quella espressa da una parte della tifoseria: “Chivu non deve ripetere gli errori di Inzaghi della scorsa stagione”.
E’ un affermazione condivisa da molti se si rimane nel generico. Più nello specifico però c’è da chiedersi a quali errori si fa riferimento. Inzaghi non c’è più e Chivu ha dimostrato ampiamente di avere le stimmate del grande allenatore, inoltre il precedente tecnico ha lasciato in modo grossolano, con una scelta di tempi e giustificazioni apparsa inappropriata. La rabbia per il drammatico epilogo della scorsa stagione deve aver convinto tanti che la responsabilità di quanto accaduto sia soprattutto sua.
Partendo da questo presupposto, lo intreccio anche ad un altro: Speriamo che Chivu faccia gli stesi errori di Inzaghi della scorsa stagione, poi da metà aprile faccia di testa sua.
Perché c’è tanta irrazionalità in questa considerazione. Arrivare secondi ad un punto in Campionato, in semifinale di Coppa Italia e finale di Champions, significa che hai fatto una stagione quasi perfetta.



Gli errori che hanno portato a perdere tutto sembrano provenire più da aspetti congiunturali e collettivi e certamente anche con colpe di Inzaghi, ma l’eccezionalità della stagione non dovrebbe essere in discussione.
Riesce difficile immaginare come Chivu, alla sua prima vera panchina, possa fare meglio, se non vincendo lo scudetto. Ma viene dato quasi per scontato dallo stesso ambiente nerazzurro, che la squadra non riesca a raggiungere la terza finale in quattro anni.
Il paradosso è che oggi è piacevole vedere l’Inter in testa alla classifica ed è frustrante osservare che la rivale scudetto sia anche quest’anno una squadra che non ha nessun altro impegno.
Era un grande vantaggio lo scorso anno e lo è a maggior ragione anche questo.
Se il Milan avesse la Champions, come il Napoli, la sfida scudetto sarebbe alla pari e l’Inter favorita.
Così no, ed è colpa di una pessima architettura sportiva che delega ai club problemi legati alla sovrapposizione di interessi delle federazioni, delle televisioni e degli stessi club, stritolando la pretesa di regolarità dei tornei con una grossa risata.
Con la partita di stasera contro l’Arsenal inizia un ciclo squilibrato che non viene sottolineato dalla stampa sportiva. Anche il fatto di aver giocato solo 66 ore dopo la partita col Lecce, nonostante esista la "regola delle 72 ore" tra una partita e l'altra, introdotta come raccomandazione della FIFA questa estate, stabilendo un riposo minimo di tre giorni per i calciatori, viene completamente disattesa.
Inoltre dopo una partita intensa con l’Atalanta, venerdì scenderà nuovamente in campo con il Pisa, per liberare San Siro. Il Comitato internazionale Olimpico infatti “confischerà” San Siro nel periodo tra il 26 gennaio e il 7 febbraio, quando si terranno i preparativi per la cerimonia inaugurale.
In queste condizioni diventa difficile competere alla pari con chi può preparare la gara riposando tutta la settimana. E’ un dato di fatto ed è insolito. La Champions con due partite in più e otto avversari diversi da studiare, rispetto alle sei con solo tre avversari, è molto, troppo impegnativa per non creare problemi. Il Milan ha un organico con meno scelte, direttamente proporzionale al numero di partite da giocare.

La società non sta intervenendo sul mercato e questo sta innervosendo i tifosi.
Manca un esterno che dia il cambio a Luis Henrique, costretto a giocare sempre, senza poter rifiatare e con Dumfries che rientrerà tra un mese e mezzo e a cui servirà un periodo di rodaggio prima di vederlo al massimo. Senza contare che, prima dell’infortunio non stava giocando bene.
Il fatto che a fine stagione l’olandese lasci certamente l’Inter mette nelle condizioni di non poter prendere un rimpiazzo per sei mesi ma un giocatore che sia buono anche per il futuro. A gennaio è un’opzione impraticabile. Ecco perché Perisic per quattro mesi sarebbe stato un’opzione apprezzabile.
La rosa è meglio attrezzata nelle opzioni ma se la proprietà, anche se è altamente improbabile, desse una mano con uno sforzo economico, sarebbe opportuno.